
Avellino – «Oltre alla questione giuridica, c’è un aspetto che riguarda il comportamento inaccettabile da parte dell’Ordine dei Medici». Amalio Santoro, capogruppo di “Si può”, interviene sulla querelle sorta intorno alla decisione del Comune di vendere l’ex Asilo Patria e Lavoro. La manifestazione di interesse si è conclusa due giorni fa ed è pervenuta un’unica offerta, quella dell’Ordine dei Medici. Ieri era in programma l’apertura delle buste, ma a causa dell’emergenza Covid l’operazione è stata rinviata a data da destinarsi.
Secondo l’esponente di opposizione, ci sono due punti critici in tutta questa vicenda. «Al di là della questione giuridica, già affrontata in Aula, e poi trasformato in un ricorso, ci sono due cose da sottolineare». La prima riguarda la vendita in sé del Patria e Lavoro che Santoro definisce «uno schiaffo alla tradizione culturale della città». E poi c’è il secondo aspetto che coinvolge direttamente l’Ordine dei Medici: «Trovo inaccettabile il suo comportamento, innanzitutto si infila in questa operazione molto ambigua e tutta a perdere per il Comune, ma in un tempo di crisi e pandemia l’Ordine si permette, in maniera disinvolta, di mettere sul piatto circa 500 mila euro per comprare l’ex Asilo».
Santoro contesta duramente questa decisione e le motivazioni che hanno spinto l’ente a tentare l’acquisto del Patria e Lavoro, anche perché «l’Ordine ha già sua sede che offre pochissimi servizi agli iscritti, ma ora si spaccia questa operazione come utile a risposte ai cittadini» spiega l’esponente di opposizione che critica duramente l’operazione anche da un punto di vista economico. «Se l’Ordine ha tutte queste risorse, invece di sprecarle per l’acquisto di una sede che già ha, le potrebbe impegnare in mille altri servizi. Ad esempio potrebbe acquistare le bombole dell’ossigeno per i cittadini, visto che c’è carenza, oppure potrebbe aiutare i precari della sanità che hanno perso il lavoro – spiega Santoro. In un momento delicato come questo, non ci si può preoccupare di mettere in campo operazioni immobiliari dubbie e a tratti speculative».
Il capogruppo di “Si può”, inoltre manifesta molte perplessità sul modo in cui l’Ordine vorrebbe poi utilizzare la struttura: «La sta acquistando con l’idea di poter offrire servizi ai cittadini, ma non sappiamo di cosa si tratti nello specifico. Non vorrei che poi ci ritrovassimo con il solito volontariato di quei medici che offrono il loro impegno alla popolazione e poi magari chiedono i voti».
Non c’è da sottovalutare, però, nemmeno l’aspetto simbolico del Patria e Lavoro: «Con mille sacrificio, Di Nunno riuscì a valorizzare l’ex asilo, ora l’attuale amministrazione ha deciso di svenderlo – denuncia Santoro. Eppure parliamo di una delle poche strutture simbolo della città per la tradizione educativa. In un momento come quello attuale in cui siamo a ricerca di spazi pubblici in cui mettere i nostri ragazzi, noi invece vendiamo quelli che abbiamo. Dall’altro lato c’è un Ordine dei Medici che, invece di impegnare i suoi soldi in altri modi, pensa a fare operazioni immobiliari in questa fase delicata con una sanità sottopressione e in cui tutti sono alla ricerca di soldi».
