
Eletto lo scorso settembre, Antonio Caliendo è diventato il nuovo Presidente della Fip Campania. Caliendo ha iniziato il suo mandato in un periodo molto delicato per la pallacanestro, sia a livello nazionale che regionale, con la pandemia di mezzo che ha ulteriormente complicato una posizione già fragile. In questo complicato frangente, nel quale i campionato sono stati rinviati e in cui le società e le istituzioni sono alla ricerca di soluzioni valide e convincenti, lo abbiamo intercettato per parlare del futuro del basket campo.
In questo momento il Covid ha messo il basket alle strette. Quale è la ricetta giusta per convivere col virus e portare a termine la stagione?
“Noi siamo stati la prima Regione a proporre la sospensione dei campionati con il rinvio a Gennaio. Essendo alla prima consiliatura, ci hanno consigliato di guardare anche a quello che facevano le altre regioni, anche sulla base di una riunione che c’è stata tra tutti i presidenti. La volontà della maggior parte degli attori protagonisti era quella di iniziare ma i numeri della pandemia sono diventati sempre più ingestibili e tutte le regioni si sono dovute adeguare e rinviare tutto. Noi come Campania, comunque, abbiamo problemi un po’ più complicati rispetto agli altri: i nostri campionati spesso abbracciano anche altre regioni, come con la C Gold nella quale rientrano anche società di Calabria e Molise. Quindi noi abbiamo anche il problema dello spostamento regionale. La decisione di rinviare è stata inevitabile, anche e soprattutto se si pensa ai protocolli. Noi ci auguriamo che vengano leggermente modificati e che, soprattutto, coinvolgano tutte le categorie che devono scendere in campo. Bisogna, infatti, garantire non solo i giocatori in campo, ma anche gli arbitri e gli ufficiali di tavolo. Parlando con le altre regioni abbiamo capito che potrebbe esserci una percentuale di aspettative per queste due categorie altissima e potremmo trovarci in una situazione paradossale per la quale ci saranno le squadre e non arbitri e ufficiali di campo”.
Negli scorsi giorni, però, è arrivato un nuovo protocollo per A2 e B Maschile
“Il protocollo è dedicato alla A2 e alla Serie B maschile. Siamo quindi tutti in attesa di avere un nuovo protocollo per i campionati regionali. A dire la verità quello che c’è ora può essere conveniente sotto il profilo economico, ma non è garantista per evitare il contagio. Aspettiamo nuove direttive”.
Il suo mandato è cominciato con una spinosa questione legata alla C Gold, la cui composizione è stata tribolata, con tanti ricorsi. Come è andata la vicenda?
“Abbiamo ereditato, come Consiglio, una situazione non chiara. Io mi sono insediato come presidente il 5 settembre e una settimana dopo ho avuto una riunione informale con Petrucci nella quale ho palesato le nostre problematiche, soprattutto quelle legate al nostro essere un po’ troppo aperti agli altri territori. Quello che siamo riusciti ad ottenere è una ripartizione regionale (ufficializzata nell’ultimo Consiglio Federale) per le quali dal prossimo anno le altre Regioni non potranno chiedere di essere ospitate in un altro territorio. Questa regolamentazione dovrebbe evitare la situazione venutasi a creare quest’anno. È chiaro che la Calabria, che ha 46 società, non può fare girone unico di C Gold, ma quantomeno deve essere suddivisa secondo un criterio geografico che porti le squadre più su ad accorparsi a noi e quelle più giù alla Sicilia, anche perché da queste trasferte scaturiscono grosse spese per le società. Per quanto concerne quest’anno, noi volevamo fare un girone unico solo campano in modo da garantirci sia una promozione diretta in B di una campana, sia di evitare le trasferte fuori regione. Chiaramente noi avevamo già delle calabresi iscritte dagli anni precedenti che avevano pieno diritto a partecipare e di conseguenza non potevamo estrometterle. La Calabria ha fatto ricorso, Termoli ha fatto un’operazione trasversale e ci siamo ritrovati in 15. Alla fine con la rinuncia di Catanzaro siamo tornati a 14. In quel frangente, forse, nella stesura delle DOA abbiamo peccato di un po’ di inesperienza”.
Stiamo assistendo a continui scontri tra il CONI, Petrucci e Spadafora. La situazione, dunque, sembra un po’ tribolata per quanto concerne la comunicazione tra le istituzioni. Lei che idea si è fatto?
“La lettura di questo triangolo Spadafora-Petrucci-Coni è assimilabile a quella delle tensioni tra Governo e Regioni sul DPCM. In questo momento la politica sta cercando di prendere decisioni senza verificare l’effettiva praticità per le Federazioni, ma allo stesso tempo anche le Federazioni vanno per la loro strada senza collaborare, basti pensare alla storia dei campionati nazionali e dei conseguenti tesseramenti nazionali per un’attività dilettantistica. Ognuno vede il suo orticello ma ci vorrebbe un po’ più di equilibrio”.
Altra questione molto chiacchierata è quella riguardante il Diritto Sportivo, da molti considerato come una zavorra date le criticità economiche. C’è bisogno di un superamento dell’ostacolo?
“Alla fine dello scorso campionato, il diritto sportivo poteva essere gestito in base alla propria situazione economica. Se, ad esempio, una società avesse dovuto fare il campionato X, ma data la situazione economica si fosse resa conto di non poter sopportare l’impegno, probabilmente a causa della pandemia, allora ci sarebbe stata la possibilità di chiedere un riposizionamento, piuttosto che ricevere la classica sanzione che veniva applicata negli anni precedenti. In pratica ogni società aveva la possibilità di rinunciare al proprio diritto sportivo. Quindi questa possibilità c’era, se poi non è stata sfruttata la colpa è delle organizzazioni che non hanno saputo auto valutare la propria condizione”.
Prima o poi la pandemia si concluderà e il suo mandato potrà avere un andamento più regolare. Quali sono i punti cardine per i prossimi 4 anni?
“Riportare la Campania dove merita. In questo momento, da un punto di vista di società presenti, siamo in pochi. Bisogna provare a trovare una solidità importante economica per le società di vertice, standogli vicino sia dal punto di vista politico che da quello che riguarda l’interlocuzione con i vari comuni per creare vantaggi. Dobbiamo poi cercare di creare le condizioni per un supporto economico e per facilitare l’entrata di chi vuole investire. Infine vogliamo riportare le eccellenze che produciamo, ovvero i giocatori, in giro per il Paese con le nostre società ed evitare che fuggano ancora giovani”.
