Addio a Vattimo, il teorico del pensiero debole. Aveva raccontato al Borgo dei filosofi la sua idea di rivoluzione

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Si è spento a Torino, all’età di 87 anni, il filosofo Gianni Vattimo. Era ricoverato in ospedale a Rivoli, dopo che le sue condizioni di salute si erano aggravate negli ultimi giorni. Dal 2008 era docente emerito di Filosofia teoretica all’Università di Torino, dove aveva insegnato dal 1964.

Nato a Torino il 4 gennaio 1936, Vattimo fu allievo di Luigi Pareyson e tra le sue principali fonti di ispirazioni vi furono Jacques Maritain, Emmanuel Mounier e Georges Bernanos. Ben presto si era conquistato il titolo di teorico del “pensiero debole”. Benché negli anni Ottanta qualsiasi riferimento diretto al cristianesimo resti pressoché assente dai suoi scritti, nel 1996, con il libretto-confessione Credere di credere, Vattimo esplicitamente fece professione di fede cristiana, indicandone nella kénosis, nell’incarnazione di Dio, il messaggio principale.

Risale al 1983 la formulazione di un “pensiero debole”. Punto di partenza la critica alla metafisica operata da filosofi come Nietzsche e Heidegger. Tuttavia, il risultato della sua riflessione non è mai un nuovo assolutismo relativista, bensì una ontologia debole, che intende ancora in qualche modo l’essere, non riduce tutto a nulla.  Di qui la dura critica della violenza, che sia quella colonialista o tecnocratica, che pervade la società di oggi attraverso i media e non solo.

Al percorso di filosofo aveva affiancata la carriera politica, prima nel Partito Radicale, poi in Alleanza per Torino, successivamente nei Democratici di Sinistra (dal 1999 al 2004), per i quali è stato parlamentare europeo, e infine nel Partito dei Comunisti Italiani. Dal 2009 al 2015 è stato parlamentare europeo dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Aveva contribuito alla divulgazione della filosofia conducendo programmi televisivi per la Rai e collaborando come editorialista per i quotidiani La Stampa e La Repubblica e per il settimanale L’Espresso.

Amava ripetere la frase “La religione una spinta per combattere le ingiustizie”. Il filosofo ha giocato anche un ruolo pioneristico nella promozione dei diritti delle persone lgbtq+, definendosi ”omosessuale e cristiano”.

Nel 2009 era stato tra gli ospiti del Borgo dei filosofi, la rassegna curata dai professori Francesco Saverio Festa e Angelo Antonio D’Agostino. In quell’occasione aveva tenuto una bellissima lezione sul concetto di rivoluzione


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