Aerospaziale in crisi, 400 lavoratori Ema in cassa integrazione. Fiom: “Non solo passerelle, Governo intervenga” – IL CIRIACO

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Più di 400 lavoratori in cassa integrazione all’Ema (Europea Microfusioni Aerospaziali)  di Morra De Sancits, la Fiom Cgil chiede l’intervento del Governo. La crisi economica ha travolto anche l’industria aerospaziale e l’azienda irpina fiore all’occhiello nazionale del settore. Un paradosso tutto italiano. Indispensabile durante il lockdown rientrando tra i codici ateco non bloccati dalle misure restrittive del Governo, con l’arrivo della fase 2 l’azienda specializzata in produzione di turbine per aerei, ha subito una riduzione di commesse di oltre il 50% per lo stop dei voli civili. Nonostante la riapertura delle frontiere, la ripresa a regime dei voli si prospetta molto lenta. Dinanzi questa prospettiva azienda e sindacato hanno sottoscritto un accordo che prevede la cig per oltre 400 lavoratori ed estesa anche alle altre 16 aziende dell’indotto, Partner, Flame Spray, Ecor International, Officine Di Matteo, Bytest, Reim, Pad Services, Tecnologica, Mosaico, Mecsor, Strazza, Aviotecnica, rete di imprese Poema.

Morsa, Fiom Cgil Avellino

“L’aerospaziale è il secondo settore in termini di occupati in Irpinia e sta vivendo un periodo di grossa criticità in seguito l’emergenza sanitaria” afferma Giuseppe Morsa segretario provinciale Fiom Cgil invitando parlamentari, consiglieri regionali e sindaci ad intervenire per salvare i quasi 900 posti di lavoro diretti ed altre centinaia dell’indotto. “Come Fiom nazionale già abbiamo fatto richiesta di un tavolo al Mise per affrontare questa crisi ma deve intervenire la politica a tutti i livelli” a cui Morsa ricorda “quando c’era sviluppo sono venuti a fare la passerelle a Morra De Sanctis. Addirittura abbiamo avuto due Presidenti del Consiglio (Matteo Renzi e Giuseppe Conte, ndr). Oggi i lavoratori hanno bisogno di aiuto e ci aspettiamo supporto”.

LE INTERVISTE A GIUSEPPE MORSA SEGRETARIO PROVINCIALE FIOM E RAFFAELE DI PIETRO RSU EMA

All’Ema la produzione è sbilanciata molto sul settore civile, circa l’85% ed il restante sull’industriale, l’unico dal quale provengono ancora commesse. La proposta da sottoporre al Ministero dello Sviluppo Economico è di favorire commesse le civili e pensare ad una riconversione immediata per altri settori industriali. “Dopo il lockdown – continua Morsa – immaginiamo anche un modello di trasporto diverso rispetto all’attuale. Chiedermo al Governo maggiore attenzione al comparto delle pale industriali, ma anche di interessarsi alla ricerca e lo sviluppo per nuovi prodotti. Lo stabilimento necessità di una riconversione celere per evitare la chiusura paradossalmente non avvenuta durante l’emergenza sanitaria. Una contraddizione tutta italiana”.

“Affrontiamo una situazione nuova, in 20 anni di Ema non è mai accaduto” spiega Raffaele Di Pietro, Rsu Fiom alla Ema. “E’ una situazione particolare. Nella fase 1 dovevamo tranquillizzare i lavoratori quando c’era la paura del virus ma dovevano entrare in fabbrica. Ora invece dobbiamo tranquilizzarli sul mantenimento del posto di lavoro”. Il dialogo con l’azienda è stato proficuo “si sta dimostrando disponibile anche ad accettare le nostre proposte. Il problema non riguarda Ema ma l’intero settore aerospaziale in crisi. La riconversione è indispensabile”.



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