
E’ botta e risposta tra l’Asl di Avellino e le organizzazioni sindacali dopo il mancato accordo sulla progressione economica orizzontale. Il segretario della Fp Cgil Sanità Pietro De Ciuceis risponde alla nota ufficiale dell’Asl (leggi qui), con una lunga ricostruzione. «Circa un anno fa, l’azienda a seguito di una rara trattativa sindacale, ha di comune accordo con noi OO.SS. stabilito le cosiddette quote delle “piogge”, nel pieno rispetto della Legge 15/2009(legge Brunetta) e CCNL di comparto vigente- scrive De Ciuceis- dopo circa sei mesi di tempo perso invano e svariati solleciti da parte delle OO.SS., è partita su quell’accordo la procedura per la concretizzazione di quanto stabilito e con non pochi problemi imputabili alla poca chiarezza sul previsto regolamento (regolamento che l’azienda aveva provveduto a modificare in alcune sue parti come suo solito unilateralmente), alla ridotta capacità dell’infrastruttura digitale della ASL, a qualche fax che non faxava. Fra l’impegno scritto e l’esecuzione di tale impegno, è arrivato un parere del MEF che la Funzione Pubblica ha inteso far diventare oro colato, dal punto di vista dell’interpretazione di diritto, sconfessando anche tutti i dispositivi normativi e contratti nazionali in vigore e sicuramente prevalenti rispetto a tale circolare. Chiariamo, tale circolare non è retroattiva né ha prodotto modifiche di leggi o contratti… almeno fino a ieri, chissà, magari adesso lo diventerà. Mentre a via degli Imbimbo la questione veniva interiorizzata e sviscerata nei suoi più piccoli dettagli, sospetto, richieste di pareri anche al Papa, altrove si interpretava diversamente la norma ed effettivamente da qualche parte, anche in regione arrivavano le piogge, quelle vere però. Chiariamo, l’interpretazione è effettivamente controversa, ma noi… ritenevamo di essere al sicuro, il beneficio era legato ad una percentuale del personale spalmato su due anni, ma soprattutto non una richiesta di incontro per modificare tale accordo ci è pervenuta, nonostante solleciti da parte nostra, solo segnali contraddittori che ci hanno spinto a chiedere un ulteriore incontro, negato per emergenza Covid (peccato che in altre aziende le trattative erano già ripartite). Ad un anno di distanza, si va in prefettura e finalmente la ASL per bocca del suo DG dichiara un dubbio di legalità, che la induce ad annullare unilateralmente tale accordo. Le OO.SS. CGIL, UIL, USB, FSI presenti, a cui si era aggiunta anche la CISL, hanno fatto di tutto per chiarire dubbi e perplessità, la UIL ha portato anche una sentenza favorevole all’accordo e si chiude con l’impegno di sostanziare e sostenere con tutto quanto necessita tale accordo che secondo tutti i presenti, ma anche diverse aziende sanitarie nazionali e regionali è fattibile. L’ASL ci convoca ma sotto la data appare chiaro che si andrà, come nella migliore tradizione della commedia napoletana a riprendere la storia del Cavalluccio di Bellavista. Non c’è intenzione di modificare la decisione unilaterale presa, nonostante l’intesa della prefettura. Per evitare perdite di tempo… ancora… viene convocata una riunione d’urgenza da parte dell’azienda con tutti i protagonisti di questa bizzarra vicenda, lo scopo è spiegare alla stessa come sostenere tale accordo. Dichiarazioni di estrema disponibilità, ovemai la norma lo consentisse aperture di fattibilità e la riunione si chiude con l’intesa che l’ufficio legale, presente alla riunione, dia suo parere a sostegno, mettendo insieme documenti e indicazioni fornite dalle parti sociali che hanno, altrove supportato il superamento del problema di “legittimità”. Ci lasciamo cordialmente in attesa del parere dell’ufficio legale che necessita di dieci giorni dieci per essere formulato e chiudere definitivamente la procedura. Dieci giorni dopo, giorno più giorno meno, ci ritroviamo alla riunione, perplessi e dubbiosi anche perché nonostante quanto detto, sembra che il parere dei dieci giorni dieci non sia stato sufficiente e che in supporto, con apposita delibera 874/2020 che costa quasi 3000 euro, un consulente esterno sia stato arruolato all’uopo. Partita la riunione, non un cenno alla prefettura né all’accordo precedente, né allo scritto costato un paio di stipendi medi da dipendente di comparto. Qualcuno chiede chiarimenti che arrivano e provocano quello che viene fuori dal verbale, con l’ennesima richiesta al prefetto, articoli sui giornali etc. C’è anche altro che però è poco influente relativamente alle motivazioni per cui la CGIL e le altre sigle sindacali, mai così unite, hanno reagito come previsto da una legge non interpretabile a convenienza. Ritengo che la questione non tratti solo di soldi anche se chi lamenta strumentalizzazioni questo fa capire, oltre al fatto che il sottoscritto e tutti i suoi colleghi sono una massa di lazzaroni che tutelano fannulloni abituati a violare le leggi, ma è scaturita per l’ennesima volta dall’interpretazione di un ruolo, quello di DG che in questo caso, a differenza di altri, ha deciso di scegliere la via più sicura e confortevole, cosa legittima, ma che magari gli veniva meglio se dava il giusto peso a cose come rispetto per gli impegni legalmente e ufficialmente presi e per i soggetti con cui gli impegni si prendono, evitando di Strumentalizzare le questioni . Concludo chiedendo scusa per l’italiano approssimativo e la scarsa capacità comunicativa, sono uomo di siringa non di penna o legge (faccio l’infermiere per vivere) e purtroppo non ho soldi che mi avanzano per chiedere pareri o correzioni ad altri».
