
“Assurdo che sul posizionamento del biodigestore non si esprima l’assemblea dei sindaci Ato”. Si riaccende lo scontro sull’impianto di Chianche all’indomani delle dichiarazioni del presidente dell’Ato rifiuti Valentino Tropeano che, nel corso di “Eco Forum Legambiente”, ha parlato di un problema culturale legato all’impiantistica rifiuti e, pur dicendosi pronto ad apportare eventuali migliorie, ha di fatto ribadito che la progettazione dell’impianto nel comune dell’hinterland avellinese. Questa sera i portavoce di “Nessuno tocchi l’Irpinia”, il coordinamento di associazioni, comuni, imprenditori e organizzazioni di categoria che da sempre si batte contro la realizzazione dell’impianto nell’area del Greco di Tufo, proponendo altri siti ritenuti evidentemente più idonei, terranno una conferenza stampa da remoto per fare il punto sullo stato dell’arte del Piano provinciale dei rifiuti e sulle prossime iniziative da intraprendere per bloccare la realizzazione del biodigestore a Chianche. Una staffetta virtuale a cui prenderanno parte i soggetti che animano la battaglia e che, dopo la manifestazione di fine agosto a Piazza Libertà, con la consegna simbolica delle chiavi delle proprie aziende da parte degli imprenditori del vino dell’areale del Greco di Tufo, illustreranno i prossimi passi.
Ma intanto i sindaci della zona fanno sentire la loro voce. «Da sindaco, eletto alle scorse amministrative di maggio, ho trovato sul mio tavolo la questione biodigestore ed immediatamente ho aderito all’iniziativa del comitato. Non è questione di campanilismo, né di chiusura verso il progresso: impiantare una infrastruttura di quel genere in un territorio a vocazione vitivinicola è fuori da ogni buon senso- commenta il sindaco di Montefusco Gaetano Zaccaria– inoltre, al di là di quello che possa dire l’Ato in questo momento, non è vero che non ci sono alternative a Chianche. Ci sono dichiarazioni di interesse da parte di altri sindaci dell’Alta Irpinia che, evidentemente, valutano il loro territorio sia sotto il profilo infrastrutturale che orografico, idoneo ad ospitare un biodigestore. Non si capisce perché però ci si ostini a tutti i costi ad insistere su Chianche».
Secondo i dati contenuti nel progetto illustrato a grandi linee dall’Ato ad agosto scorso, dopo la riunione con lo staff tecnico che se ne occuperà, l’impianto integrato di digestione anaerobica ed aerobica verrà realizzato su una superficie di 70mila metri quadrati e avrà una capacità di 35mila tonnellate annue di frazione organica derivante da raccolta differenziata, oltre a 10mila tonnellate di verde e strutturante, sarà attivo 312 giorni all’anno e potrà ospitare fino a 112 tonnellate giornaliere di frazione organica, il contenuto di 6 compattatori.
Al netto dei limiti di accessibilità del luogo, che comunque dovrebbe vedere il transito di camion di dimensioni considerevoli nel mezzo delle campagne, e della vicinanza al fiume Sabato, Zaccaria inoltre evidenzia come, alla luce della grande partecipazione alla mobilitazione estiva, «non solo gli otto primi cittadini dell’areale del Greco di Tufo hanno detto no al biodigestore a Chianche, ma anche tantissimi altri sindaci si sono espressi contro questa previsione dell’Ato rifiuti che, vorrei ricordare non è composta solo dal presidente e dal consiglio d’ambito, ma anche dall’assemblea dei comuni. Quindi è incomprensibile che ad esprimersi su una vicenda così importante, che riguarda l’idea di sviluppo del territorio, non sia l’assemblea dei sindaci ad esprimere il suo giudizio. Nessuno ha detto alla realizzazione di un impianto rifiuti per l’umido in Irpinia: siamo tutti consapevoli che è giunto il momento che il ciclo integrato dei rifiuti punti a chiudersi in Campania e in Irpinia, ma sostenere che non esistano siti alternativi a Chianche è frutto di un atteggiamento pretestuoso che lascia pensare ad altro. Non comprendiamo, soprattutto alla luce della disponibilità di altri territori, perché non si siano volute realmente valutare altre aree e perché non si chiamino tutti i sindaci al confronto plenario». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Santa Paolina Rino Ricciardelli: «non abbiamo mai detto al biodigestore, ma alla sua ubicazione. Il nostro è un territorio prettamente agricolo e a vocazione vitivinicola che andrebbe valorizzato anche nell’ottica del tanto sbandierato potenziamento delle zone interne che non può non partire dalle peculiarità territoriali esistenti. Ormai diventa difficile immaginare che possa riaprirsi un dialogo con l’Ato che avrebbe dovuto, dopo la candidatura di Chianche all’avviso regionale, interpellare anche gli altri sindaci dell’areale Greco di Tufo. E’ una decisione che spetta al territorio, che viene investito della questione proprio dalla riforma della legge sui rifiuti del 2016, quindi mi auguro che l’assemblea dei sindaci faccia sentire la sua voce».
