
“Un pubblico amministratore dovrebbe favorire processi di sviluppo tenendo conto delle vocazioni territoriali. In Irpinia questo non sta accadendo, il nostro territorio è identificato con il vino, mettere un impianto nell’areale docg è penalizzante. Invito il presidente della Regione Vincenzo De Luca ad intervenire”. Il professore Piero Mastroberardino, ordinario di Economia all’Università di Foggia, a capo dell’omonima storica azienda vitivinicola irpina conosciuta in tutto il mondo e componente del “Coordinamento No al Biodigestore, Si al Greco di Tufo“, definisce “incomprensibile” la scelta della commissione tecnico-scientifica nominata dall’Ato rifiuti che vedrebbe Chianche, uno degli otto comuni dell’areale del Greco di Tufo docg, come sito più idoneo per realizzare il biodigestore.
Professore, dopo un anno si ritorna al punto di partenza….
Per noi è incomprensibile come si è sviluppata questa vicenda. Siamo tutti consapevoli che il ciclo dei rifiuti va chiuso all’interno del nostro territorio, nessuno pone ostacoli a questa operazione, ma va fatta una riflessione tenendo conto degli asset, i flussi attivi. La localizzazione dell’impianto nell’areale del greco stravolge tutto e potrebbe procurare danni in termini di valore. Il territorio provinciale è grande, ci sono degli spazi che presentano una infrastrutturazione richiesta dalla normativa regionale. Basterebbe fare una riflessione di sistema e non di micro campanilismo per effettuare una scelta diversa.
Si parla spesso di enoturismo come elemento trainante per lo sviluppo del territorio e poi….
La filiera del turismo si diffonde attraverso vino che è il driver di questa provincia e deve essere vissuto nell’ottica di benessere per tutti. Il territorio deve avere un alto grado di vivibilità, deve essere attrattivo per chi ci vive e chi viene a visitarlo. Collocare un impianto in spazi incongruenti rispetto al disegno complessivo di sviluppo determina un problema nella crescita della filiera, significa realizzare un circuito che non è nelle aspettative del turista all’interno della strada dell’enoturismo.
Nella commissione nominata dall’Ato rifiuti ci sono dei suoi colleghi professori. E’ deluso dall’indicazione?
Non sono deluso. Ci sono dinamiche politiche in tutti gli apparati, anche tecnici. Dal punto di vista tecnico-scientifico è giustificabile l’indicazione se c’è un certo input. Il tecnico non può formulare una valutazione come una calcolatrice, c’è sempre una componente che riduce la valenza tecnica di certe prese di posizione. Essendo tutto giustificabile e anche tutto confutabile, serve buon senso.
Avete già manifestato anche con atti amministrativi le perplessità per la scelta di Chianche…
Mancano le infrastrutture, ma è ben evidente. La strada è stretta e fanno fatica a passare due auto immaginiamo se dovessero incrociarsi due mezzi pesanti. A Tufo c’è addirittura un senso unico alternato permanente regolamentato da un semaforo. Non ci sono autostrade ne strade a scorrimento veloce in prossimità. Anche l’area dove dovrebbe nascere l’impianto è inidonea ad ospitarlo per una serie di aspetti tecnici. Non di secondaria importanza è l’effetto indotto anche sull’immagine della Docg e di spendibilità in termini di salubrità. Non esistono impianti costruiti nelle Docg come vogliono far credere, esistono in aree cittadine già infrastrutturate dove ci sono le condizioni. Per una particolare conformazione del territorio, collina aspra e non aperta, ogni intervento è più complicato. L’impianto andrebbe localizzato in un’area industriale ben servita con accesso a reti viarie.
Il Consorzio di Tutela ha chiesto all’Ato di assumere la decisione sull’ubicazione dell’impianto senza farsi influenzare dalla relazione tecnica…
Mi associo a quanto affermato dal presidente Di Marzo e voglio lanciare un appello di sensibilizzazione al presidente della Campania Vincenzo de Luca. L’Irpinia nell’ambito della Campania vuole dare un contributo funzionale alla produzione di valore. In Irpinia è il vino. Chiedo a De Luca di intervenire con un atto di indirizzo che faccia comprendere agli enti preposti che ci sono aree preposte. Ho caldeggiato il suo intervento in forma privata e lo faccio ora pubblicamente. Appello condiviso anche ai consiglieri regionali irpini.
Queste scelte mettono in discussione lo sviluppo delle aree interne di cui spesso si parla?
Le aree interne, per la bassa densità abitativa, sono una grande opportunità dal punto di vista della qualità della vita. L’Irpinia, come il Sannio, accusano arretratezze per effetti strutturali. Un vecchio problema per il quale non si è ancora trovata la soluzione. Mai come in questo periodo storico dovrebbero essere un elemento attrattivo per la condizione di sicurezza rispetto ad aree ad alta densità abitativa. Noi possiamo offrire questo ed andrebbero prese delle decisioni strutturali in tal senso.
Il settore vitivinicolo come esce dall’esperienza Covid?
E’ stato colpito duramente. I nostri vini sono da ristorazione ed è rimasta ferma per due mesi e mezzo. Un danno enorme. Perdere Pasqua, la primavera, quando vengono presentati i vini bianchi, significa perdere un’annata di lavoro. Il futuro è pieno di incertezze. Qualsiasi attività di promozione enogastronomica richiede un impegno significativo, pone dubbi e perplessità sul controllo delle procedure di sicurezza necessarie. Si va avanti con il freno a mano tirato e gli eventi degli ultimi giorni, anche nella nostra provincia, non infondo tranquillità. L’ultimo quadrimestre di quest’anno sarà difficile. Le aziende avranno una gestione molto oculata, molte famiglie sono già in difficoltà. Le risorse dello Stato, a tutti i livelli, sono stati insufficienti. Ogni intervento è un debito. Non è in grado di sostenere una crisi così profonda.
