Ciampi: De Luca bis? Bene, ma senza il M5S. Il mercato? Amarezza e dolore – IL CIRIACO

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«De Luca sfrutta l’emergenza per una cinica campagna elettorale. Al Pd dico che non sempre la scelta apparentemente più facile è quella giusta: se ritiene cosa buona e giusta replicare l’asse di governo nazionale in Campania, faccia un passo indietro sulla ricandidatura del Governatore». Vincenzo Ciampi, ex sindaco di Avellino e candidato del Movimento cinque stelle alle prossime elezioni regionali, a tutto campo sulla gestione dell’emergenza in Campania e in città.

Come giudica la gestione della Fase 2?

«La Fase due deve essere caratterizzata da grande responsabilità personale e, dunque collettiva. La palla è passata ai cittadini che devono adottare precauzioni e muoversi con cautela, evitando assembramenti, per far sì che non ritorni l’incubo lockdown. Sul piano locale fa sorridere e arrabbiare al contempo, il continuo tira e molla tra Regione e Governo nazionale, e poi ancora tra Regione e Comune di Avellino. Atteggiamento di chi tende a strumentalizzare una situazione di gravità senza precedenti, per fare un po’ di campagna elettorale e provare ad acquisire consensi. Un comportamento che definirei squallido considerando la drammaticità di quanto comportato dal Covid 19».

C’è però una crisi sociale ed economica in atto senza precedenti e le misure adottate dal Governo stentano a decollare.

«Un Governo centrale che affronta l’emergenza mettendo in campo ben tre decreti, Cura Italia, Liquidità e Rilancio, l’ultimo da 55 miliardi, certo non può essere definito inefficiente. E’ chiaro però che purtroppo ci si scontra con il male del nostro Paese, la burocrazia la cui farraginosità è unica al mondo. Comprendo la necessità di chi ha bisogno di soldi subito, ma ci sono passaggi come quelli per la cassa in deroga ad esempio che spettano alle Regioni, altre pratiche vengono evase dall’Inps che si è trovata in due mesi a fare il lavoro che solitamente fa in più di un anno. Sul piano degli interventi non ci si può lamentare, ma i passaggi tecnici successivi richiedono tempo e la burocrazia che li accompagna, li rallenta ulteriormente. Questo vale anche per la Regione Campania che ha messo in campo un piano di aiuti da 900 milioni e che pure subisce gli stessi rallentamenti. Un esempio su tutti le pensioni minime aumentate a mille euro, ancora non sono state pagate».

Cosa ne pensa dell’ipotesi, al vaglio del Governo, di votare a metà settembre?

«Io ritengo che la data migliore sia ottobre, perché votare a settembre significherebbe fare una campagna elettorale, che già sarà atipica vista l’emergenza Covid, in pieno agosto. Sulla democrazia non bisogna arrangiare, non bisogna correre per partorire poi situazioni complicate. Ormai siamo già in proroga, quindi votare un mese prima o un mese dopo non cambia nulla purchè venga garantito il diritto alla campagna elettorale prima e al voto poi».

Temete che in Campania il voto a settembre possa avvantaggiare la conferma della candidatura di De Luca e la sua vittoria?

«De Luca ha strumentalizzato l’emergenza, ha avuto un comportamento estremamente cinico su un argomento che riguarda la morte e la malattia di centinaia di migliaia di persone. D’altronde è stato calcolato che solo per la sua comunicazione su facebook ha speso duemila euro a settimana, è presente ovunque. E’ evidente anche ai più distratti che il suo intento era ed è quello di farsi propoganda.. Sono sicuro però che la memoria dei cittadini è lunga, non si fermerà alle ultime settimane dimenticando i disastri dei cinque anni precedenti. Per restare in tema pandemia, ad esempio, i campani non dimenticheranno le responsabilità dirette di De Luca nel campo sanitario. In particolare in Irpinia: se la nostra provincia si è trovata in difficoltà, vedi gli ospedali di Ariano e di Avellino, è per le enormi responsabilità del  Governatore. Il taglio delle strutture, dei posti letto, il dirottamento di fondi pubblici alla sanità privata, continuato anche in queste settimane, i posti di terapia intensiva bassissimi, numero di tamponi fatti tra i più bassi in Italia. E vogliamo parlare delle aree interne completamente dimenticate nei cinque anni di governo? Cosa ha fatto De Luca per provare a fermare lo spopolamento in Irpinia? Nulla. De Luca è insostenibile».

E’ definitivamente naufragata l’ipotesi di un accordo con il Pd anche in Campania?

«Se il Pd non si limita ad un mero calcolo elettorale, ma mette mano ad un progetto politico a lungo termine, ritenendo che lo schema del Governo centrale sia un bene per l’Italia da provare a replicare anche in Campania, dovrà fare scelte conseguenti e per tempo. Non sempre le scelte più semplici sono quelle giuste. Chiaramente non può esserci dialogo se si parte imponendo il nome di De Luca».

Tornando ad Avellino, da ex sindaco cosa pensa dei due pantani amministrativi in cui si ritrovano il mercato bisettimanale e l’azienda consortile per i servizi sociali?

«Provo amarezza e dolore per la situazione di stallo che si è creata per il mercato bisettimanale. Credo che Avellino sia l’unico capoluogo di Italia a non essere dotato di un’area mercatale. Come sempre a pagarne il prezzo, incolpevolmente, sono i cittadini. Le responsabilità dell’amministrazione Festa sono di tutta evidenza. Non credo si possa decidere di sgomberare un’area mercatale senza averne un’altra idonea. Tante famiglie di ambulanti che vivono grazie al commercio, sono sul lastrico. Una pagina davvero buia per Avellino, che però rispecchia l’andazzo di questa amministrazione, cioè quello di andare avanti senza ascoltare nessuno, calpestando i diritti delle opposizioni. Per quanto riguarda le politiche sociali, già nel mio programma elettorale indicavamo la società consortile come strumento idoneo per la loro gestione. Nei pochi mesi da sindaco ho portato avanti questo progetto, confrontandomi di continuo con l’assessore regionale Fortini, fino ad approvarlo in giunta. Poi, da quello che ricordo, è stato adottato dal commissario Priolo fino ad essere bloccato adesso. I motivi della contrarietà di Festa non li conosco, ma posso immaginare che siano legati al fatto che con la gestione consortile il ruolo del capoluogo non è maggioritario rispetto a quello degli altri comuni. Se questa è la ragione, allora è politica e poco ha a che fare con la programmazione di un settore così delicato. Mai come in questo momento proprio sul sociale non si scherza. Mi lasci dire che da cittadino sono molto scosso da quanto accaduto al Centro per l’Impiego. Colpire un luogo simbolo con un ordigno ben fatto a quanto pare, non può essere un episodio da sottovalutare. Si parla di matrice politica. Se questa pista verrà confermata, vorrà dire che bisogna alzare l’asticella dell’attenzione rispetto a fenomeni che rischiano di minare l’ordine pubblico. La politica, in questo senso, dovrebbe smetterla di soffiare sul fuoco».



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