
La politica commetterebbe un errore gravissimo, peraltro non sarebbe certo la prima volta, se facesse prevalere la sottovalutazione dei dati contenuti nel rapporto della Caritas sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia diffuso nella giornata di ieri. Quei dati sono in realtà la fotografia, decisamente impietosa, di un Paese già in difficoltà e che sta scontando ancora, e chissà per quanto tempo, gli effetti devastanti della pandemia che oggi più che mai riafferma la sua nefasta presenza. Il Covid-19 non è solo un virus che attacca gravemente la salute e mette a rischio la vita, ma è un’arma che può uccidere anche in altro modo, togliendo lavoro, speranze, prospettive, minando la serenità e l’equilibrio mentale delle persone, manifestando, in proporzione, effetti dirompenti quasi quanto quelli che si manifestano sul fisico. Anche questi numeri devono spaventare come quelli della Protezione Civile: l’aumento dei nuovi poveri (passati dal 31 al 45 per cento), ma soprattutto il fatto che quasi una persona su due si rivolge alla Caritas per la prima volta, sono molto più un campanello d’allarme, rappresentano una bomba sociale che sta esplodendo e che rischia di dilaniare il sistema Paese. I dati, ovviamente, sono nazionali ma non è difficile immaginare che la situazione in Irpinia e nel Mezzogiorno sia ancor più grave. Ecco dunque che tocca alla politica dimostrare credibilità, dare un segnale concreto di speranza a chi oggi non ce l’ha e non vede un futuro. Certo, bene le misure di sostegno, ma serve molto di più: una visione complessiva, un piano di ripresa economica che attraverso una massiccia dose di investimenti crei occupazioni e favorisca la ripresa dei consumi. Non è un bel segnale, e purtroppo non ha riguardato solo l’economia, aver fatto passare invano l’estate senza delineare quantomeno una cornice per i progetti che dovranno essere consegnati all’Europa per ottenere le risorse del Recovery Fund. Niente programmazione così come si è perso tempo a discettare su Mes sì-Mes no, quando è fin troppo evidente l’utilità di uno strumento per la nostra sanità in grande affanno, non ci si è preparati per tempo a fronteggiare il ritorno del virus (soprattutto in Campania, dove tutte le attenzioni erano per la campagna elettorale) senza dover penalizzare l’attività scolastica, mettendo su un piano trasporti adeguato al possibile ritorno dell’emergenza. La frenesia da post-lockdown e la voglia di normalità ci hanno indotti, tutti, a sottovalutare il problema, ma è evidente che chi governa ha le responsabilità maggiori. Ora non c’è più spazio per rinviare, bisogna agire. Nel rapporto tutti gli indicatori più significativi hanno davanti il segno + : il numero delle famiglie che rivolge alla Caritas, le persone in età lavorativa, le donne con figli. Bisogna andare oltre i Dpcm e fare i conti con l’altra faccia del dramma provocato dal Covid: oltre all’aspetto della sanità e della prevenzione c’è il lato della ripresa economica che anche il rapporto Caritas ha etichettato come una priorità. Le istituzioni a tutti i livelli sono chiamate a dare prova di serietà e capacità: basta con le misure di assistenzialismo fini a se stesse e che non possono risolvere, ma un piano organico che dia risultati nel medio-lungo periodo. Bisogna metterci le mani da adesso, altrimenti, triste paradosso, i nostri ragazzi saranno tornati tra i banchi per costruirsi un futuro che non c’è.
