Immagini e documenti che testimoniano il ruolo della donna in famiglia e nel mondo del lavoro, senza trascurare il tema delle violenze e soprusi subiti. Sono quelle che propone l’Archivio di stato con una mostra documentaria e fotografica dal titolo “Donne: storie d’amore, di traguardi e di violenze”, inaugurata oggi in occasione delle Domeniche di carta. “Storie di fidanzate, mogli, madri, sorelle, maestre e scolare – si legge nelle note che accompagnano la mostra – storie di donne abusate e sfruttate, talvolta carnefici esse stesse, vicende umane che ci parlano dell’universo femminile evidenziandone il progressivo inarrestabile “mutamento”. Le foto documentano il cambiamento di certi riti, di certi costumi, l’uso di una nuova libertà di scelta in tanti settori (lavoro, professione, passione politica e civile) comporta nel lungo periodo plurisecolare un abbandono del ruolo femminile tradizionale verso esiti di maggiore consapevolezza ed emancipazione. Cuore della mostra l’idea del matrimonio come contratti. A trovare spazio nella mostra è. Infatti, il contratto matrimoniale, tratto dal notaio Vincenzo Galasso di Capriglia, tra Agata Luciano fu Nicola, vedova di Domenico Giordano, proprietaria domiciliata in Avellino, la quale interviene nel presente atto per se stessa da una parte e Modestino Battista fu Pietro, proprietario, anch’egli domiciliato in Avellino. A comporre la dote della Luciano la somma di ducati seicentoquarantacinque e grana trenta, di cui, ducati quattrocento in denaro contante e i rimanenti ducati duecentoquarantacinque e grana trenta in beni personali e corredali. Tra i beni del corredo lenzuola, letti, orecchini, camici e mantelle. Altro capitolo documentato è quello tra Giovannina Patrone di Domenico, proprietario e Angelo di Capua di Tommaso, negoziante, tutti di Sant’Angelo dei Lombardi. Domenico Patrone assegna in dote alla figlia la somma di lire 1275, che consegnerà non appena lo sposo l’avrà impegnata con il vincolo dotale, più lire 2060 e centesimi 25 eseguenti beni corredali. Segue ancora una volta un elenco dettagliato dei beni del corredo, tra questi sedici lenzuola di tela di casa, lino e mussola, dodici camice ricamate del valore di lire, altre ventotto camice di tela di famiglia, mussola, bambacina ed altro del valore di lire, quaranta paia di calzette, letto ricamato, altro con puntina, del valore di lire, due tornaletti, tre sottanini ricamati, sei paia di fodere di guanciali, cinque copribusto, dodici tovaglie, un servizio di tavola, una corona d’argento, altra intrecciata d’oro, coralli, un orologio con catenella d’oro, un concerto d’oro fino, un’altra di lana, una coverta di seta . Nei protocolli notarili troviamo, invece, una lettera a una giovane notizia “Monaca, che tu sia benedetta. Da quel giorno che ti vidi il mio cuore non ha pace, passo notti insonni, ore inosservate, sempre colla tua cara immagine presente. Oh, tu non mi comprendi! Non lo puoi! La vita per me è nulla, sarà la cosa più abietta del mondo se tu, o suora, non mi scambiassi una parola, uno sguardo!….”. Terribile, invece, la storia che arriva dalla Regia Udienza relativa a Montemarano 178. Si fa riferimento all’accusa rivolta da Alessandra Mongiello di anni 21 di Montemarano ai fratelli Carlo, Fiorentino e Giovanni Benevento di averla attratta con inganno in un luogo solitario e sotto la minaccia di una baionetta, averla derubata di 14 ducati e poi violentata. “ nella strada nominata Punta di pietra, circa un miglio distante dall’abitato, se li erano fatti sopra li nominati fratelli di Benevento, postili il Gennaro le mani in petto, nel mentre il Fiorentino li teneva un moccatoio in bocca per non farla gridare, presi si avea ducati quattordici, e se n’era indi andato via, ma non come avea fatto il Fiorentino, il quale l’avea a terra buttata e riconosciuta carnalmente e poscia l’avea imposto di non palesarlo, sotto pena de la vita…”. Ad emergere con forza le violenze di cui erano vittime le donne” come si legge nel documento tratto dai Notai di Avellino relativo a Serino 1701. Angela De Angelis di Serino, violentata dal Governatore Regio di Solofra don Nicola Assandi, che, durante la detenzione del marito Domenico Garzillo nelle carceri di Solofra, l’aveva convocata con il pretesto di doverla interrogare e poi “l’aveva carnalmente conosciuta in una camera dove era andata per esaminarla”. Violenze come erano quelle dei matrimoni imposti alle donne. Angela Rosa – Montella 1809, documento della regia Udienza – del Corpo di Cassano “chiede l’annullamento del matrimonio, non consumato, da Tarquinio Bruno di Montella. Fa presente che il consenso le è stato estorto dalla madre e dallo zio paterno, il reverendo Francesco del Corpo che l’ha minacciata col coltello; il matrimonio è stato celebrato in casa, per procura, senza essere stato prima solennizzato dinanzi all’ufficiale di stato civile come prescritto dal codice napoleonico”. Dalla terribile piaga dell’assassinio degli infanti, con le quali le donne cercavano di difendersi da una società che le bollava come disonorate ogni volta che aspettavano un figlio al di fuori della relazione coniugale “La Corte di Appello di Napoli, Sezione di accusa, rinvia a giudizio e ordina la cattura di una giovane di Tufo, Gemma Bartolozzi, imputata di “avere nel 29 gennaio 1900, a fine di uccidere, cagionato la morte di un’infante, sua figlia, non ancora iscritta nei registri dello Stato Civile e nei primi cinque giorni dalla nascita, per salvare l’onore proprio.” Ma trova spazio anche il fenomeno del brigantaggio femminile con i documenti relativi al processo penale contro Filomena Pennacchio di San Sossio Baronia “Druda del famigerato brigante Giuseppe Schiavone”. O ancora il fenomeno ugualmente diffuso del ratto della propria donna per costringere i familiari a concedere il consenso al matrimonio. Così è possibile leggere il Procedimento penale a carico di Oreste Saturnino figlio di ignoti di anni 26, imputato di ratto consensuale della minorenne Carmela Russo. Il padre Carmine Russo sporge querela contro Saturnino, poiché la figlia è stata deflorata ed ora in attesa di un bambino.. L’Archivio resterà aperto dalle 9.30 alle 13.30 dalle 17 alle 21
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