Educare i giovani alla responsabilità

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Parlare meno, fare meglio, credo sia questo il binomio che sintetizza la domanda, forte e responsabile, verso i vertici politici ed istituzionali del paese da parte di una comunità coraggiosa e determinata per riavviare i motori del sistema economico e sociale nostrano. Parlare meno significa smetterla nel fare gli annunci trionfalistici dei provvedimenti di sostegno ad una ripresa che,sappiamo tutti,non è facile né priva di ostacoli. Parlare meno comporta essere consapevoli che saranno i fatti, il senso di responsabilità di tutto l’apparato dirigenziale,politico , burocratico ed imprenditoriale, il credibile e riconosciuto metro di misura della statura di chi,attualmente, è investito da compiti eccezionali, certamente i più difficili dal dopoguerra ad oggi. Parlare meno significa anche promuovere fiducia e credibilità, condizioni essenziali, ma sempre meno percepite per il corale sforzo necessario per uscire dall’angoscia della crisi. Fare meglio, di contro,significa innanzitutto saper monitorare la domanda sociale e di sviluppo economico e sociale della nostra bella Italia. Significa necessariamente invertire una prassi burocratica odiosa ed inefficace che non promuove coraggio ed iniziativa concreta per evitare il baratro di una recessione senza confini e senza tempo. Fare meglio, altresì, significa uscire dalla ricorrente tentazione di regolamentare tutto, con un gusto teorizzatore di indirizzi e prassi degni della migliore tesi di laurea in diritto amministrativo. Significa, a riguardo,saper leggere l’ esigenza immediata di una fisiologia operativa quotidiana che,sul piano progettuale e amministrativo, facilita la capacità imprenditoriale, consente riscontri rapidi e riduce i tempi di realizzazione di opere e servizi che il mercato esige con tempestività. Occorre muoversi in fretta e con trasparenza, sapendo che il malaffare si combatte con la vigilanza assidua,accorta e responsabile, di tutti coloro che, nei vari ambiti amministrativi e produttivi, hanno lo sguardo lungo, siano esempi da imitare. Fare meglio, infine,significa incoraggiare i collaboratori e gli utenti,senza inventare steccati ed ostacoli in nome di fantomatici limiti nelle rispettive sfere di competenza Questo auspicabile supplemento di impegno civile ed operativo semplifica e non crea malcontento e confusione ma genera, al contrario fiducia ed esemplarità da apprezzare. La “conversione” civile,politica e sociale di cui ho sommessamente parlato nelle mie precedenti riflessioni riportate dal nostro quotidiano, deve percorrere queste vie per essere visibile e feconda. Sarà un cammino difficile ,ma necessario, se vogliamo veramente offrire un riscontro profondamente educativo, di grande spessore di pedagogia sociale. La grande e generosa capacità della nostra comunità nazionale ha dato al mondo,nonostante l’emergenza globale ancora in atto, una significativa dimostrazione di essere un popolo civile, unito, solidale, disponibile ad affrontare con saggezza e responsabilità,un inatteso periodo di sofferenza umana e sociale. A scalfire questa nostra immagine positiva non saranno certamente le immagini dell’assurdo protagonismo di casa nostra che hanno fatto il giro immediato dei media. I nostri giovani vanno responsabilizzati e non lasciati in totale libera uscita quando non ci sono le condizioni ottimali che assicurano la loro buona salute e quella dell’intera comunità di appartenenza.

di Gerardo Salvatore


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