
Avellino – Lo sciopero dei lavoratori di IrpiniAmbiente in programma per il 14 luglio potrebbe rientrare e, se così fosse, il merito sarebbe del Comune di Avellino. E’ quanto emerge dal confronto che si è tenuto nel pomeriggio tra il sindaco, Gianluca Festa, e i rappresentanti sindacali dei lavoratori. L’ente di Piazza del Popolo, nei prossimi giorni, anticiperà a IrpiniAmbiente circa 1 milione di euro che la società utilizzerà per pagare le spettanze arretrate.
«Il Comune di Avellino pesa il 40% del fatturato di IrpiniAmbiente ed è uno dei pochi in regola con i pagamenti – spiega Michele Caso, Uil, al termine dell’incontro. In un momento così delicato ci è sembrato giusto interessarlo e chiedergli di fare uno sforzo perché, altrimenti, lo sciopero che abbiamo proclamato causerebbe il danno e la beffa per Avellino e per tutti i Comuni che pagano, perché si beccherebbero lo sciopero come tutti gli altri che invece non pagano. E questo non sarebbe corretto», sottolinea Caso. Durante l’incontro, i rappresentanti sindacali hanno sottolineato le difficoltà economiche che sta attraversando l’azienda e che si riversano sui lavoratori, da parte del Comune c’è stata «grande disponibilità a dare una mano – spiega Caso. Domani, tramite gli uffici preposti, l’ente provvederà al saldo di una somma che supera il milione di euro e che permetterà di tamponare».
La soluzione è stata quindi trovata e sarà il Comune ad andare in soccorso di IrpiniAmbiente «ma c’è sempre un debito di 40 milioni di euro da parte degli altri Comuni, quindi resta il problema generale di come l’azienda riesce a garantirsi il flusso dei soldi da parte degli altri comuni – sottolinea Caso. Questo tema sarà al centro di un altro incontro che dovremo fare su altri tavoli con lAto e anche la Provincia, compreso il Comune che, avendo un peso notevole, intende partecipare».
Il primo cittadino Festa conferma la disponibilità del Comune a fornire un aiuto in questa fase delicata, anche se sottolinea «non può essere sempre Avellino a correre ai ripari per porre rimedio a una condizione economica deficitaria. La mia comunità va rispettata, devo garantire alla città sempre il miglior servizio possibile sperando anche in costi più contenuti». Oltre a questo si concentra anche sul futuro dell’azienda: «I sindacati sono preoccupati e vogliono capire dove si sta andando, anche alla luce dei ricorsi vinti da alcune amministrazioni comunali rispetto alla gestione – spiega Festa. Almeno tre Comuni hanno concluso le procedure per gestire in proprio il servizio e questo, potenzialmente, mette a rischio il futuro di IrpiniAmbiente». E non è da escludere che anche Avellino possa prendere in considerazione l’idea di gestire in proprio il servizio, anche se allo stato attuale l’ipotesi non è in previsione: «Per la cifra che paga la comunità che rappresento, circa 14 milioni di euro all’anno, e per i circa 100 dipendenti che di fatto sono in carico, è chiaro che Avellino potrebbe organizzarsi da sola. Questo in linea di principio e non sto dicendo che lo faremo. Ma che i sindacati hanno mostrato preoccupazione perché, se altri comuni seguiranno l’esempio dei primi tre, si snaturerebbe la forma giuridica di IrpiniAmbiente e andrebbe a rischio il futuro. Il problema, quindi, non è quello che farà Avellino, ma che potrebbero fare tanti altri comuni».
Il primo cittadino non mette in discussione il servizio che riceve il capoluogo, che giudica in maniera positiva, ma non può nascondere i costi. «Siamo al 70% della differenziata da anni, svolgiamo un servizio porta a porta spinto e siamo un esempio eccellente in Italia da questo punto di vista. Abbiamo eliminato i cassonetti facendo un grande passo avanti. Certo 14 milioni di euro non sono pochi, ma sappiamo anche che c’è una storia, c’era la Cecchini, poi l’Asi e il Cosmari che ha pagato dazio rispetto all’assunzione dei dipendenti dei consorzi di bacino – ricorda Festa. Ci sono gli ex cosmarini provenienti dal napoletano, che noi abbiamo assorbito mentre altre società non lo hanno fatto. Abbiamo dovuto assorbire negli anni, e anche pagare, circa 70 dipendenti in più, alcuni dei quali inabili al lavoro. Questo è un costo che la comunità paga».
