La rabbia del mondo dello sport: “Meritiamo rispetto. Il Governo ci prende in giro” – IL CIRIACO

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Avellino – Il mondo dello sport scende in piazza per far sentire la sua voce e denunciare quanto subito finora. «Otto Dpcm in sette giorni sono troppi. Hanno fatto spendere soldi agli imprenditori sportivi e poi hanno chiuso le attività», denuncia Gianluca Esposito, vicepresidente nazionale di Endas. Il blocco alle attività sportive, oltre a danneggiare gli imprenditori penalizza anche «i più piccoli ai quali viene tolta la possibilità di crescere in modo corretto e sano, attraverso un discorso psico-motorio che aiuti la loro crescita», sottolinea il presidente del Coni, Giuseppe Saviano.

Imprenditori e associazioni si sono ritrovati questa mattina in piazza, con un presidio organizzato da Endas e Asi, per far sentire il loro grido di allarme, ma anche per portare delle proposte utili a far ripartire il comparto sportivo che «viene penalizzato al pari di altri settori – sottolinea Saviano. Bisogna costituire un tavolo con le forze dello sport, politiche e sociali affinchè si creino degli spazi adeguati e si vada alla ricerca di ulteriori spazi per fare attività motoria, a cominciare dalle palestre scolastiche. Visto che le scuole sono chiuse e fanno didattica a distanza, credo che si potrebbero mettere a disposizione delle società sportive». Il presidente del Coni provinciale, inoltre, sottolinea i ritardi che si sono accumulati in questo periodo: «Anche se siamo tutti sulla stessa barca, va fatta una distinzione tra attività agonistiche, di promozione, di wellness e fitness. Paghiamo dei ritardi sulla messa in sicurezza di alcuni impianti sportivi. Non si è fatto un lavoro di studio su come utilizzare determinate strutture nella specificità di alcune discipline sportive. Facendo questo lavoro potremmo dare una mano alle società per ripartire meglio».

C’è un altro tema che sta danneggiando il mondo dello sport, a prescindere dalle varie chiusure imposte dai Dpcm: «Al di là del lockdown dovuto alle norme, c’è un lockdown psicologico che si crea nelle persone. Si sono allontanate dalle palestre perché hanno paura. Dobbiamo tutti sperare che si arrivi al più presto a un vaccino valido».

Da parte delle società e delle associazioni parte un appello concreto al Governo: «Noi cerchiamo serietà, al di là delle varie richieste che si possono fare – sottolinea Gianluca Esposito. Lo sport merita rispetto. Negli ultimi 7 giorni ci sono stati ben 8 Dpcm differenti, ognuno che screditava il precedente». Il vice presidente di Endas ricorda anche i numeri legati al comparto sportivo: «Ci sono 350 mila realtà su tutto il territorio nazionale, oltre mille in Irpinia. Parliamo di un’economia molto importante che, oltre a fungere da sostentamento per molte famiglie, contribuisce anche al benessere fisico e mentale di milioni di italiani». Come tante altre attività di molti settori, anche quelle sportive si sentono prese in giro dal Governo: «Lo sport non merita di essere trattato così. ci sono persone che ogni giorno fanno sacrifici per gestire palestre, piscine, campi di calcio e vari centri sportivi, ma poi vengono prese in giro dal Governo. Prima ha preteso spese importanti per sanificazioni e adeguamenti alle misure anti-covid, poi ha chiuso le attività dopo 24 ore».

A dar fastidio è proprio questa imposizione verso attività che, invece, non avevano fatto registrare preoccupazioni per il Covid: «I controlli dei Nas fatti la scorsa settimana hanno evidenziato come l’80% degli impianti sportivi su tutto il territorio nazionale fosse in regola. La risposta dello Stato, invece, è stata quella di chiudere. Noi capiamo le esigenze di fronte alla pandemia, però c’è modo e modo di trattare gli imprenditori sportivi e la passione di milioni di italiani».

Il presidio, oltre che dall’Endas, è stato organizzato anche dall’Asi e ha come scopo quello di ricordare «le ragioni degli imprenditori sportivi che hanno subito danni incalcolabili dai provvedimenti presi dal Governo», spiega il presidente provinciale Ettore De Conciliis. «Hanno costretto ogni attività ad applicare onerosi protocolli e poi le fanno chiudere – aggiunge. A questo vogliamo ribellarci, sia perché lo sport è salute e una sana attività fisica e sportiva migliora l’apparato immunitario e sia perché, in questo settore, lavorano centinaia di migliaia di persone, c’è un indotto enorme. Chiudere lo sport significa danneggiare l’economia di tutto il Paese».

A fornire una testimonianza diretta dei disagi subiti dagli ultimi Dpcm, ci pensa Carla De Rogatis, titolare della palestra “Dance e fitness”. «Avevamo messo in atto tutte le misure possibili e avevamo ridotto la capienza del 50%. Ma già il mese di settembre era già cominciato male con una riduzione dell’80% degli iscritti – spiega. Le persone che venivano in palestra avevano fatto degli abbonamenti mensili, ma sono sicura che li avrebbero rinnovati se non ci avessero chiuso perché hanno potuto constatare la sicurezza in cui svolgevano attività fisica». Oltre al malcontento per una chiusura imposta, c’è anche la disillusione verso il Governo: «Non mi aspetto nessun aiuto. In Italia siamo disorganizzati, ognuno deve guardare al suo orticello perché nessuno ti darà una mano».

 



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