
E’ morto Frank Cancian, l’uomo che con lo sguardo dell’antropologo e una Leica in mano raccontò al mondo intero, attraverso 1.801 fotografie in bianco e nero, la vita sociale ed economica di Lacedonia nel 1957. Californiano ma di origini irpine, Cancian nel 2017 non volle mancare all’inaugurazione del Museo Antropologico Visivo Irpino di Lacedonia, “an italian town” a cui non aveva mai smesso di essere legato da quel viaggio sul finire degli anni cinquanta.
Il Mavi, la sua seconda casa, nato proprio per non lasciar disperso il lavoro svolto da Cancian e la sua capacità di aver immortalato quel mondo contadino segno di un tempo antico schiacciato dalle grandi trasformazioni economiche e sociali. Una quotidianità antica che, grazie alla donazione fatta dal professore emerito dell’Università della California Irvine, rivive nello sguardo dei visitatori del museo. Ed è proprio al Mavi che la famiglia Cancian ha comunicato la triste notizia. “Il ritorno a Lacedonia e il comune impegno con tutte le persone meravigliose che hanno contribuito a tanti aspetti del progetto, è stata una parte importante degli ultimi anni di mio padre. Abbiamo molti bei ricordi della nostra visita per l’apertura del Mavi e terremo sempre a cuore “5×7” (documentario di Michele Citoni), i libri che sono usciti da questo progetto e, in modo particolare, tutte le persone meravigliose che abbiamo incontrato”, è il messaggio che la figlia Maria ha inviato al Museo.
Una notizia che ha colpito in modo sincero la comunità di Lacedonia. “Con dolore vi comunichiamo quanto mai avremmo voluto dirvi: Frank Cancian ci ha lasciati. Sereno e circondato dall’affetto della moglie e dei figli a Irvine, in California, Frank si è spento dopo un mese di malattia. Quanti contribuiscono al progetto del Mavi, la Pro Loco “Gino Chicone”, l’associazione “LaPilart”, l’amministrazione comunale e quanti hanno dato un contributo alla nascita del museo e alla divulgazione del suo straordinario patrimonio fotografico, partecipano commosse al dolore dei suoi cari” è il messaggio di cordoglio che arriva da Lacedonia.
Le sue immagini sono state esposte al Museo delle Civiltà di Roma, molte in grande formato, stampate esclusivamente per la mostra da negativo originale con metodi tradizionali su carta ai sali d’argento e accompagnate da altri materiali di corredo come fogli provino e riproduzioni di note e taccuini dell’autore.
Una morte che arriva a pochi giorni dal quarantesimo anniversario del terremoto dell’Irpinia del 1980. Numerosi i testi in cui il lavoro di Cancian è stato citato e preso quale esempio di documento storico fondamentale per inquadrare il contesto sociale ed economico della provincia di Avellino prima della tragedia che ha segnato, nel bene e nel male, uno spartiacque dello sviluppo delle aree interne. Lo ha ricordato Generoso Picone in “Paesaggio con rovine. Irpinia: un terremoto infinito”, lo ha posto come architrave della prefazione a “Irpinia 1980. Evocare il terremoto, ripensare i disastri”, il secondo numero di Visioni d’Archivio quaderno dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, Francesco Faeta che ha così immortalato l’esperienza di Cancian a Lacedonia: “Quale era l’obiettivo scientifico di Cancian a Lacedonia? Un obiettivo forse poco definito. Word view and political behavior sono certamente fuochi tematici orientativi (per altro, materia corrente per gli studiosi stranieri in quegli anni), ma la permanenza e la ricerca a Lacedonia sembrano inserirsi, a mio avviso, in quel processo di attenzione al Paese che, sulla scorta dell’arretratezza sociale, dei vorticosi processi di trasformazione e di insubordinazione, dell’iconica rappresentazione neorealistica, appariva diffusa nella comunità internazionale”.
(la foto di copertina è di Michele Mari, pubblicata sui profili social del Mavi)
