
Scortate dai Nas dei Carabinieri, stipate in appositi contenitori in grado di mantenere la temperatura inalterata, le prime cento dosi di vaccino anti Covid sono arrivate intorno alle 9.30 all’ospedale “Moscati”. Ad accompagnarle nel viaggio dall’Ospedale del Mare di Napoli, punto di raccolta regionale, fino a Contrada Amoretta, Sabino Oliva, uno dei primi operatori sanitari di Avellino a contrarre il virus ad inizio pandemia. «E’ stata un’emozione grandissima, spero che tutti riescano a cogliere l’importanza di questa giornata che davvero può rappresentare un nuovo inizio – racconta Oliva- il vaccino deve arrivare a tutti, solo così potremo riabbracciarci di nuovo. Della mia esperienza da malato Covid, l’emozione indimenticabile è stato l’abbraccio con i miei figli dopo 73 giorni di lontananza». Le prime due inoculazioni alle 10 (LEGGI LE TESTIMONIANZE), poi nel giro di sei ore la prima dose agli altri 98 tra medici e infermieri che hanno dato l’adesione al V-Day del “Moscati”.
Una giornata storica, come sottolinea il direttore generale dell’azienda ospedaliera Renato Pizzuti: «siamo arrivati finalmente al punto di svolta. Il vaccino ci permetterà di prevenire il Covid ed evitare rischi in futuro. Sarà un tragitto molto lungo, la campagna vaccinale per l’ospedale durerà due mesi, ma per la copertura di tutta la popolazione si impiegherà più tempo, almeno fino all’estate. E’ necessario che tutta la popolazione si vaccini, dando così il proprio contributo a tutelare la salute pubblica. Si formerà così, se tutti responsabilmente aderiamo alla campagna, un’immunità di gregge che proteggerà l’intera popolazione. Sia chiaro però, il percorso è lungo e dovremo continuare ad indossare le mascherine, lavarci le mani, rispettare il distanziamento fisico. Ma iniziamo a vedere la luce e magari tra qualche mese parleremo del Covid al passato».
In Campania oggi sono arrivate le prime 720 dosi, divise tra i sette ospedali più importanti della regione e in una rsa del napoletano, per vaccinare prioritariamente gli operatori sanitari e non, che sono a diretto contatto con i pazienti Covid. «Una scelta di priorità per tutelare al meglio i nostri pazienti e le famiglie dei nostri operatori- spiega Pizzuti- ma mai abbassare la guardia all’esterno. Oggi vacciniamo cento persone su 420mila in Irpinia, quindi tutte le precauzioni vanno prese sempre. Andiamo avanti con entusiasmo e attenzione e tra qualche mese inizieremo a toccare i risultati con mano. Bisogna scongiurare la terza ondata. L’ospedale è il terminale di una catena, dunque subiamo il contagio. Ma penso che nonostante le grandissime difficoltà, che il Moscati ha avuto come tutti gli ospedali d’Italia e del mondo, abbiamo fronteggiato una prima ondata con il focolaio di Ariano e una seconda ondata con i casi di positività quadruplicati rispetto alla prima. Ci siamo riusciti grazie al personale dell’ospedale che quotidianamente ha agito in maniera eccellente, con capacità e grande sensibilità. E non posso non ringraziare pubblicamente tutti i dipendenti che hanno sacrificato la loro vita privata, per assistere i nostri pazienti». Buona l’adesione del personale del “Moscati” alla campagna di vaccinazione: le pre adesioni hanno raggiunto l’89% del personale, chi si è già infettato sarà, come deciso a livello nazionale, vaccinato in un secondo momento. «Come per tutte le vaccinazioni- ricorda Pizzuti- ci sono anche delle controindicazioni. Quindi persone con particolari patologie, dovranno evitarla. Questo però non inficerà la copertura totale della popolazione. L’immunità di gregge servirà a proteggere anche chi non potrà vaccinarsi».
La prossima consegna avverrà ad inizio gennaio, in data utile per la seconda dose da somministrare ai primi cento vaccinati. Poi il cronoprogramma sarà strettamente legato ai tempi e alla capacità di produzione della Pfizer-BioNTech e delle altre case farmaceutiche ma, questa la previsione, per febbraio dovrebbero esserci dosi sufficienti. Il vaccino, lo assicura anche Pizzuti, sembra coprire anche le varianti del virus: «tutte le informazioni a nostra disposizione dicono che il vaccino non perde efficacia neanche rispetto alle mutazioni del Covid, come quella cosiddetta inglese. Hanno la stessa patogenicità, mortalità e capacità di trattamento. Del resto di continuo si isolano varianti del ceppo principale, questa inglese sembra avere solo maggiore capacità di propagazione».
FOTO MARIO D’ARGENIO
