Michele Zarrella
Domani pomeriggio ad Andretta, nella sala consiliare, alle ore 18.00 tra storia, scienza e soluzioni si parla di PACE E CURA DEL CREATO. Prendendo spunto dalla LAUDATO SI’ di papa Francesco si parla di clima, di sostenibilità, di futuro, della conciliabilità tra profitto e sostenibilità. Verranno prese di petto alcune delle questioni più urgenti degli ultimi anni: le grandi ipocrisie sul clima contro i burocrati della sostenibilità e i vecchi e nuovi negazionisti del clima. Al contrario di negazionisti ed entusiasti pensiamo che si possa e debba fare di più per rallentare, mitigare e prepararsi al riscaldamento del pianeta. Crediamo che le aziende abbiano un ruolo chiave nel farlo. Senza rinunciare al profitto.
Che il clima stia cambiando sotto l’impatto delle azioni umane è innegabile e non negato dalla stragrande maggioranza degli scienziati. L’impatto delle attività umane sul cambiamento climatico è significativo e ben documentato dai vari rapporti dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo dell’ONU istituito nel 1988 proprio per comprendere meglio le sfide scientifiche e politiche poste dai cambiamenti climatici. In particolare in relazione alle emissioni di gas serra, l’ONU avverte: “La vita sul pianeta è sull’orlo del baratro”. Secondo i dati ENEA, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo economico sostenibile, l’agricoltura è responsabile del 21% di tutte le emissioni antropiche di gas serra, mentre la deforestazione incide per un ulteriore 11%. Secondo i dati della FAO l’allevamento intensivo contribuisce invece per il 14,5% alle emissioni totali di gas serra globali. La crisi climatica è inoltre aggravata dall’eccessivo sfruttamento del suolo che accelera i processi di desertificazione e deforestazione. Tutti elementi che minacciano la sicurezza alimentare soprattutto di quelle comunità umane che vivono in luoghi in cui tali cambiamenti incidono maggiormente.
Nonostante questi dati inequivocabili l’opinione pubblica li sottovaluta e soprattutto sottovaluta le conseguenze del riscaldamento globale. La gente anche se ormai si rende conto che la crisi climatica è in atto – fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti e violenti, alluvioni, siccità, incendi, scioglimento dei ghiacciai, ecc. –, troppo spesso ne sottovaluta le conseguenze. Una di queste sarà la grande crescita di quelli che si chiamano rifugiati climatici. Alcune assicurazioni prevedono un miliardo e 200 milioni di rifugiati climatici al 2050. Un altro problema è che la crisi climatica ci colpirà pesantemente nel portafoglio rendendo meno sicuri gli insediamenti anche nei paesi ricchi. Per esempio in posti come la Florida e la California il costo delle assicurazioni sulla casa sta crescendo e contemporaneamente fa diminuire il valore degli immobili più a rischio.
Nei riguardi del riscaldamento globale dobbiamo distinguere due categorie di comportamenti. Da un lato ci sono i cosiddetti fanatici, falsi profeti della sostenibilità. Molte imprese fanno greenwashing: esprimono preoccupazione riguardo al riscaldamento globale o all’ambiente ma non intraprendono azioni mirate a stabilizzare il clima e a preservare l’ambiente, e le grandi banche che per anni hanno promesso 35mila miliardi di dollari di investimenti verdi in realtà ne sono stati investiti 3mila circa.
I negazionisti classici dicono: che per quanto riguarda l’effetto serra non c’è motivo di allarmarsi, perché il cambiamento climatico ci sono sempre stati e fin dagli anni ’70 il legame tra le attività dell’uomo e il riscaldamento globale è stato sempre messo in dubbio con la stessa strategia usata in passato per i danni causati dal fumo. I vertici dell’industria dei combustibili fossili, come quelli dell’industria del fumo, conoscono l’impatto delle emissioni di carbonio e temono l’adozione di politiche di riduzione del consumo di carburanti fossili. Sono stati loro, a organizzare una potente macchina della negazione che mettesse in discussione il legame fra il cambiamento climatico e le attività umane, ad accusare gli scienziati di allarmismo, a definire prematuri gli accordi per limitare le emissioni che invece le COP, Conference of parties, annualmente e sempre più pressantemente da 29 anni suggeriscono di fare.
Ai classici si aggiungono i nuovi negazionisti, quelli che dicono: “Si, effettivamente noi ci crediamo che ci sia un problema ma, ma aspettiamo. Per esempio le pale eoliche deturpano l’ambiente, pertanto aspettiamo il nucleare. Le macchine elettriche sono troppo care, è difficile ricaricarle, le batterie arrivano dalla Cina, verremo invasi dai cinesi, e poi costano troppo. Altri dicono: “L’ambiente è importante ma non deve danneggiare l’economia. Ci sarà la perdita dei posti di lavoro”. È vero il contrario. Sono 15 anni che Union Camere produce un rapporto che guarda cosa sta accadendo nell’economia italiana. Negli ultimi 5 anni 570mila imprese hanno fatto investimenti che hanno a che fare con l’ambiente. Tradotto in posti di lavoro si sono avuti tre milioni e 200mila occupati che hanno una formazione molto legata ai temi ambientali in tutti i settori. Quindi ci saranno nuovi posti di lavoro che sostituiranno i vecchi. Quando l’economia non si muove nella direzione della sostenibilità dell’ambiente, del contrasto alla crisi climatica corre dei rischi. La lotta al clima non è contraria allo sviluppo economico e alla creazione di ricchezza e ai profitti. Anche in America gli investimenti sulle fonti rinnovabili han continuato a crescere checché ne dica Trump. Negli Stati Uniti, un’economia basata sul capitalismo, una grande impresa non ragiona a 4 anni, ma ragiona a 8, 10 anni. Quindi le imprese americane che avranno successo, che vogliono innovare continueranno a innovare in questo settore perché sanno che questo influenza il loro titolo in borsa. Anche perché i cinesi hanno visto questa opportunità, hanno già intrapreso questa direzione e la loro economia va a gonfie vele. Ben poco serviranno i dazi come servì abbastanza poco fare le barriere contro i giapponesi quando copiavano le automobili. Tutte le volte che si crea una forma di innovazione, l’innovazione crea valore. Valore nelle aziende e il loro titolo va molto meglio degli altri. Investire in fonti rinnovabili, risparmio energetico, riduzione del consumo di materie prime, di acqua, innovazione di processo e di prodotto, queste sono le aziende che vanno meglio. Rinnovano di più, valgono di più, esportano di più, creano più posti di lavoro. Un esempio per tutti: la Tesla di Elon Musk. Un altro degli argomenti dei negazionisti è che l’Europa, in particolare l’Italia, da sola non può fare nulla e quindi tanto vale lasciar perdere la lotta al cambiamento climatico. Questo comportamento naturalmente è perdente. Che ipocrisia! Da un lato ammettere che è un grave problema e dall’altro non fare nulla. Alla fine il rischio è enorme perché prima o poi i costi bisognerà pagarli ma avremo tanti giganteschi problemi che costeranno sempre di più in termini economici, in termini di crisi demografiche, in termini di vite. Gli Stati devono intervenire mettendo le regole tassando chi inquina e mettendo incentivi verso le fonti rinnovabili, verso le forme di risparmio energetico, verso le case cosiddette green, verso il riciclo delle materie prime, verso le apparecchiature A+++, verso la mobilità elettrica, ecc. Il rapporto del 2024 sull’Economia circolare in Italia dice che la quota di riciclo complessiva in Italia è del 72% superiore alla media europea che è del 58. Quindi l’economia circolare è fortissima aumenta la vita dei prodotti anche se c’è un settore che andrebbe sviluppato: è quello del RAEE riciclo dei rifiuti elettrici ed elettronici. I materiali recuperabili – oro, argento, rame, ecc. – sono molto costosi e, riciclandoli potrebbe essere una nuova miniera d’oro. In un mondo e in una organizzazione futura ideale gli uomini dovrebbero attingere a risorse rinnovabili e a materie riciclabili riutilizzando la maggior parte dei rifiuti.
La società civile deve spingere la politica a fare le regole giuste. Seguiamo l’esempio di Greta Thunberg che da ragazzina partì spingendo i politici dela sua nazione e poi del mondo a considerare che la lotta al cambiamento climatico è una cosa importante per la nostra società. Ma non ci sono solo gli attivisti che spingono la politica. Ci sono anche gli scienziati con i continui rapporti riguardanti le loro ricerche e le loro previsioni sul riscaldamento globale. Oggi stiamo migliorando in maniera straordinaria. Oggi le fonti rinnovabili contano più della metà degli investimenti nel mondo. Le macchine elettriche ci sono. Gli impianti fotovoltaici ci sono. Oggi le abbiamo queste tecnologie. Fra 10 anni le fonti rinnovabili continueranno a crescere in maniera esponenziale e quindi ognuno di noi può sempre più spingere in questa direzione.
La Cina oggi produce più energia da fonti rinnovabili che da altre fonti non rinnovabili. E già quest’anno metà delle auto che vengono vendute sono elettriche, mentre in Europa siamo a meno del 20%. Conviene usare la macchina elettrica perché anche se, come il mix tipico attuale dell’Europa, metà dell’energia si produce da fonti fossili occorre sapere che una macchina elettrica durante tutto il suo ciclo di vita emette molta meno anidride carbonica di una macchina a motore termico.
Nel mondo nel 2023 l’85% dei nuovi impianti per la produzione di energia elettrica sfruttano le fonti rinnovabili. Per un motivo molto semplice. L’energia costa di meno e non inquina. Quindi poche chiacchiere e rimbocchiamoci le maniche se vogliamo vivere in pace con la biosfera e lasciare alle future generazioni un pianeta come l’abbiamo trovato noi.