
E’ stato pubblicato da pochi giorni dall’etichetta Élan Vital Recordings il nuovo album del musicista elettronico avellinese Michele Andreotti dal titolo “Homeward”.

L’etichetta predilige “gli aspetti oscuri del suono” e pubblica ogni uscita del suo catalogo in una serie limitata di CD corredati da una copertina stampata a mano e numerata. Illimitato è invece il download nei formati audio di alta qualità (Mp3, FLAC e altri). Il lavoro di Andreotti è impreziosito dalla copertina di Toni Dimitrov che nella versione CD è stampata su carta dorata; delle venti copie disponibili in CD il sito dell’etichetta ne segnala ancora disponibile una sola.
Michele Andreotti, classe 1993, diplomato al Dipartimento “Musica elettronica”, corso di laurea in “Composizione elettroacustica” del Conservatorio Santa Cecilia di Roma, ha al suo attivo già numerose composizioni che rivelano l’amore per il genio di Brian Eno, tanto per citare il nome più noto, ma anche una peculiare sensibilità rivolta all’introspezione e alla ricerca interiore nonché alla ricerca di sonorità oniriche ed evocative.
Homeward, infatti, si occupa proprio del potere simbolico dell’inconscio, inteso come contenitore di immagini e ricordi condivisi dagli esseri umani sin dall’inizio della loro storia come specie.
Michele Andreotti, il tema che hai scelto per questo tuo lavoro è affascinante e decisamente insolito…
“Era da un po’ che mi stavo interessando alle varie manifestazioni del simbolismo inconscio e alle sue potenziali applicazioni artistiche. Considerando non solo le immagini evocate nei sogni ma anche qualsiasi tipo di esperienza percettiva legata ad archetipi collettivi condivisi da una società o una cultura o dall’intera specie umana, ho provato a costruire le tracce del disco partendo da una “trasposizione” in forma sonora dell’inconscio. Ho scelto la musica classica come archetipo simbolico condiviso e radicato nel nostro inconscio di occidentali contemporanei, ho quindi campionato (“tagliato” una piccola porzione di) brani di musica classica, rielaborandoli attraverso l’elettronica e generando questi tappeti sonori tessiturali, distorti e ovattati. L’elaborazione elettronica di quel materiale classico è come se rappresentasse un’esplorazione di quei suoni nella dimensione inconscia e onirica, che trasforma gli oggetti della coscienza in simboli dell’inconscio”.
E’ affascinante l’idea di usare la musica quasi come una chiave d’accesso alla dimensione inconscia così come la intendi in questo tuo lavoro.
““Homeward” tenta di esplorare il potere simbolico dell’inconscio, visto come un contenitore di immagini condivise dagli esseri umani fin dall’inizio della loro storia come specie. La connessione istintuale con la natura e i suoi processi immerge i nostri sogni in mondi generati da noi stessi, ma al contempo così imprevedibili per la nostra parte cosciente. Da una prospettiva sonora, la possibilità di manipolare il suono in modi che estendono la sua percezione temporale e portano in superficie i suoi movimenti interni diventa lo strumento per trasporre le relazioni tra i ritratti inconsci dell’esperienza e la mente cosciente costruita su strutture formali”.
Entriamo nel dettaglio del lavoro, come hai “trattato” il materiale sonoro per farlo aderire al tuo scopo?
“Dal punto di vista tecnico/concettuale, ogni traccia dell’album è stata realizzata utilizzando un campione (per traccia) di circa 30 secondi di durata ognuno ed “estratto” da otto differenti brani di musica classica. Ogni campione è stato poi elaborato usando tecniche di granulazione in due modi diversi: il primo per create fasce sonore prolungate e cangianti; il secondo per creare suoni singoli, brevi e trasparenti ottenuti suonando porzioni spezzate dei campioni. L’idea di utilizzare materiale musicale classico è stata adottata anche per “evocare” quei periodi storici in una forma sonora le cui qualità timbriche diventano un altro strato di memorie percettive condivise collettivamente”.
Brevi note sull’artista
Michele Andreotti studia Composizione Elettroacustica al Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Da studente, partecipa a diversi workshop organizzati da figure chiave della scena elettronica internazionale, come John Chowning e Curtis Roads. Nel 2017, insieme a Ivano Pecorini, pubblica un disco dal titolo “Rivera”, con il nome Curved Grooves, con l’etichetta romana Stochastic Resonance. Nel 2018 inizia a lavorare sull’associazione di suoni elettronici e materiale visivo, in particolare film muti, con colonne sonore che sostengono la volontà di rivelare nuove relazioni tra audio e video. Nel 2019 consegue la laurea triennale in Composizione Elettroacustica con una tesi analitica sul lavoro di Phill Niblock, e la centralità della percezione che contraddistingue l’intero panorama compositivo statunitense.
