
Fagocitato dalla concomitanza con le regionali sta trovando poco spazio, a livello locale soprattutto, il tema del referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. Troppo impegnati a chiedere il voto per se stessi i candidati irpini stanno (colpevomente) mettendo da parte un argomento decisamente rilevante per il futuro della nostra democrazia. Certo, le Regioni hanno acquisito nel corso degli anni un ruolo sempre più di primo piano, ma sottovalutare l’impatto che il taglio di 345 parlamentari può avere sul funzionamento del sistema democratico è molto grave. In realtà se ne stanno accorgendo anche gli stessi parlamentari della maggioranza all’interno della quale il fronte del No sta trovando sempre più spazio. I partiti sono in imbarazzo (il Pd dopo aver votato per volte no ha cambiato opinione all’ultima votazione con la promessa, non mantenuta, dei Cinque Stelle di rivedere la legge elettorale e intervenire sui regolamenti parlamentari) e la deputazione irpina si è ben guardata dallo spiegare quali sarebbero nel concreto gli effetti benefici di questa riforma, probabilmente perché sganciata da un discorso più complessivo non ne ha. Approvando, sic et simpliciter, la riduzione del numero dei componenti di Camera e Senato si otterebbe come unico risultato quello di placare la fame populista aumentata nel corso degli anni e alla quale si riesce a dare solo questa risposta. E se proprio populista deve essere la risposta perché allora non provare a tagliare gli stipendi lasciando intatto il numero dei parlamentari che, non per caso, i nostri Padri Costituenti avevano individuato come punto di equilibrio a garanzia delle istituzioni e della democrazia. Non sarebbe, a ben guardare, uno scandalo provare ad aprire una discussione il cui punto di arrivo dovrebbe essere costituito da una proposta di modifica, generale, del sistema istituzionale. E di questa discussione dovrebbero farsi carico non soltanto le forze politiche, alle quali bisognerebbe ricordare che assecondare gli istinti belluini delle masse non è mai stata una buona idea, ma anche le Regioni e i loro rappresentanti proprio nel momento in cui la rappresentanza territoriale viene messa a rischio. Non abbiamo, fino a questo momento, ascoltato una sola parola su questo referendum e sui suoi rischi, la corsa sfrenata alla conquista del consenso non giustifica un’indifferenza che rischia di fare male, e tanto, alla democrazia.
