
«Le elezioni hanno restituito un Pd nuovo, che con l’elezione di Petracca ha cambiato pelle. Il congresso subito: inclusivo e con regole certe. I gruppetti oligarchici non rappresentano nessuno. Petitto e Farina? Nessuno ha l’autorità morale per dire che non fanno parte della comunità democratica». Rosanna Repole, consigliera provinciale del Pd ed ex sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi analizza gli effetti del voto in Irpinia, guarda alla futura organizzazione del partito e al rinnovo degli enti.
Il risultato elettorale che quadro restituisce sulla politica irpina?
«Il primo dato da sottolineare è il grande consenso ottenuto da De Luca per il suo buon governo di cinque anni ma anche per le capacità dimostrate durante il Covid. Ottimo risultato delle liste di centrosinistra, che restituisce certamente un Pd campano forte in termini di percentuale di consensi ma impoverito nel numero degli eletti praticamente dimezzati. In Irpinia va fatta una riflessione. Non ho condiviso il percorso che ha portato alla formazione della lista perché non c’è stato un adeguato coinvolgimento di tutti, al netto dei soliti “caminetti”. Ma nonostante fossero fuori dalla lista due personalità importanti del Pd, Livio Petitto e Stefano Farina, la percentuale è stata buona e tutti i territori irpini possono sentirsi rappresentati pienamente dagli eletti. E’ indubbio il valore aggiunto portato da Maurizio Petracca. Piaccia o non piaccia il suo risultato dice che il Pd venuto fuori dalle elezioni è diverso da quello precedente. E’ un dato di fatto, non un’opinione, con cui dover fare i conti per ricostruire».
Quali sono le prospettive del Pd irpino che dovrà affrontare la prova del congresso?
«Sto leggendo troppe uscite pubbliche per cui ognuno si sente importante e determinante, ognuno lancia il suo anatema. La mia idea è diversa, è quella di un Pd inclusivo che conti, una volta per tutte, su una partecipazione vera e democratica e sul rispetto delle regole. Scagli la prima pietra chi ha rispettato questo principio fino a ieri. Credo che nessuno possa farlo, ognuno ha un peccato. Bisogna ripartire dalla platea degli iscritti e ragionare su partecipazione e rispetto delle regole che non possono essere discusse da un gruppetto oligarchico che non rappresenta tutto il mondo dei democratici».
Un congresso aperto anche a Petitto e Farina e ai loro gruppi?
«Ma a meno che queste persone non decidano di andare via dal Pd, chi può cacciarle? Chi ha la forza e l’autorevolezza morale per dire a questi iscritti che non possono esprimere il proprio parere in un congresso? Nessuno. E lo stesso discorso vale per i consiglieri del comune di Avellino che hanno la tessera del Pd che stiano in maggioranza o in minoranza. E’ arrivato il momento di smetterla con le ipocrisie: o ci sono atti politici motivati oppure bisogna essere inclusivi e ripartire nella chiarezza delle regole».
E’ un messaggio al commissario provinciale Aldo Cennamo?
«Cennamo è persona perbene e di valore indiscusso, ma mi pongo un problema. Come mai Ermini (ex commissario di via Tagliamento), pur essendo contestato da più parti, chiamava tutti al confronto e Cennamo no? Con tutti i problemi importanti che abbiamo affrontato in consiglio provinciale, solo una volta ho avuto l’onore di ricevere una sua telefonata in merito al traforo del Partenio e una sola volta convocata per una riunione su Alto Calore. E ho anche chiesto a qualche sindaco iscritto al Pd se per caso qualche volta fosse stato convocato e non mi risulta. Anche lui ha sbagliato perché ha ragionato in termini oligarchici, di caminetti. Il congresso, che va fatto in tempi brevi, necessita di un approccio diverso».
Si apre una nuova fase nel rapporto tra Regione, Irpinia e soprattutto Alta Irpinia. Da cosa si deve ricominciare?
«Va ripreso il discorso delle grandi opere, penso alla strategia del Progetto Pilota, ma anche delle piccole cose a portata di cittadino a partire da sistema sanitario, scuola, trasporti. Guardiamo alla scuola, mentre i singoli istituti si stanno attrezzando per affrontare l’emergenza, i trasporti restano insufficienti e rischiano di diventare veicolo di diffusione del virus. Su questo i consiglieri regionali irpini hanno la responsabilità morale e politica di intervenire. Tutte cose di cui si parlava molto nel Progetto Pilota, temi che vanno rilanciati, in termini di strategia, a maggior ragione alla luce del Covid».
Sanità, l’emergenza sta tornando e i sindaci dell’Alta Irpinia hanno lanciato l’allarme. Lei cosa pensa?
«Penso che bisogna evitare di dire bugie e parlare con chiarezza. Bisogna programmare una sanità adeguata alle zone interne, sia in termini di prevenzione, quindi di medicina del territorio, sia di cure e, dunque, di strutture ospedaliere. Che ospedale possono avere i cittadini dell’Alta Irpinia? E’ questo che va chiarito. Non si può investire in terapia intensiva per poi dire che non ci sono medici disposti a lavorarci. E’ uno spreco e un’illusione nei confronti dei cittadini».
A dicembre si voterà per il consiglio provinciale. Il Pd riuscirà a fare una lista unitaria?
«In base alla mia esperienza di due anni, credo che, considerando he la legge Delrio pone tutti i poteri nelle mani del presidente e non prevede lo strumento della sfiducia, chi ricopre il ruolo di consigliere provinciale ha il dovere di collaborare per il bene della comunità. Con Biancardi abbiamo fatto questo tipo di ragionamento, penso che senza giochi politici o che sia l’occasione per dimostrare chi conta di più, bisognerebbe ragionare con responsabilità di una lista unitaria che sia rappresentativa di tutti e che possa completare il lavoro avviato dalla presidenza Biancardi».
Più in là si ragionerà anche del rinnovo di altri enti come Alto Calore. E’ immaginabile, anche alla luce del risultato di Ariano Irpino, continuare il discorso Pd M5S?
«Quello di Franza ad Ariano è un risultato importante che conferma sui territori l’alleanza di Governo che, evidentemente, sta dando i suoi frutti. Ma gli enti di servizio non devono essere più frutto di spartizioni politiche. Devono funzionare. A me non interessa se in un ente c’è uno vicino a me politicamente, ma l’Asi sia in grado di fare politiche industriali intelligenti, che ci siano buoni servizi per le aziende, che l’Alto Calore offra un servizio idrico competitivo economicamente ma efficiente ed efficace. Se questo lo garantiscono i partiti di maggioranza ben venga, ma basta fare degli enti di servizio trampolini di lancio per percorsi politici dei singoli».
