
Un manifesto per la sanità irpina per non disperdere l’amara lezione lasciata dall’emergenza Coronavirus, e ricostruire una rete territoriale di assistenza che veda nell’ospedalizzazione del paziente non più una prassi ma un passaggio, qualora obbligato, di un percorso che assistenziale fatto di prevenzione e cura. E’ questo l’obiettivo di Controvento che, partendo dal documento programmatico pubblicato nei giorni scorsi (leggi qui), ha chiamato a raccolta per un primo confronto, rigorosamente a distanza, una serie di protagonisti della vita politica, sociale e culturale dell’Irpinia. «Il territorio deve essere protagonista della riorganizzazione del sistema sanitario, uscendo dalla logica che mette al centro solo l’ospedale in favore, invece, di uno sviluppo delle fasi che precedono e seguono l’eventuale ricovero, e cioè la prevenzione e la cura. La pandemia ha messo in evidenza la fragilità del sistema sanitario irpino e campano, una lezione che non va dispersa e che deve essere da monito per il futuro» spiega il presidente dell’associazione Generoso Picone. Un documento che, aggiunge il vicepresidente Gennaro Bellizzi, «rappresenta anche una provocazione su temi che ci hanno colpito in questi giorni di emergenza, ma che sono fondamentali per la nostra vita quotidiana. Un primo passo per costruire un manifesto comune che rappresenti una proposta concreta, anche in vista delle prossime regionali, attraverso cui ridisegnare una sanità di alto livello qualitativo per l’Irpinia».
Oltre due ore di discussione che hanno visto intervenire diverse professionalità del territorio, come Pucci Bruno docente di ricerca Operativa e Metodi per le Decisioni presso l’Università di Napoli “Federico II”, la psichiatra Mariagrazia Papa, lo psicoterapeuta Sabatino Manzi, il Presidente dell’Ordine dei Medici Francesco Sellitto. Tra loro anche l’avellinese Costantino Troise, direttore dell’Unità Operativa di Allergologia e del Dipartimento di Medicina Generale e Malattie infettive dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino di Genova e presidente del sindacato Anaoo Assomed. Proprio Troise ha inquadrato il caso Irpinia all’interno dello scenario nazionale. «L’assetto istituzionale della sanità è la prima criticità che riscontriamo-. ha spiegato- le differenze, tra regione e regione, sono tali per cui l’aspettativa di vita a Napoli è di tre anni più bassa di quella di Bolzano. Registriamo al Sud un deficit di strutture ed un impoverimento di servizi, ecco perché mai come ora c’è bisogno di meno regionalizzazione. a danno del Sud, c’è bisogno di meno regionalizzazione. Il sistema sanitario ha perso 37 miliardi di risorse in dieci anni, ponendo l’Italia all’ultimo posto della classifica europea. La responsabilità è politica: non c’è stato Governo che non abbia usato il mantra della spending review in sanità». Ripartire dal territorio è l’indicazione che arriva da Troise, «l’epidemia ha dimostrato la falla incredibile di un sistema che nel tempo non ha più investito nelle avanguardie del territorio e cioè prevenzione, presa in carico dei pazienti e soprattutto assistenza domiciliare. Non siamo riusciti ad andare a cercare il virus nelle case. E’ fallito il sistema aziendale che non è riuscito a realizzare il governo della sanità e tantomeno dei suoi professionisti». Un gap che conosce bene Pino Rosato, ex numero uno dell’azienda ospedaliera “San Giuseppe Moscati”. Per Rosato la nuova sanità deve essere guidata dallo Stato, ma organizzata sui territori. «Nel piano regionale di programmazione della rete ospedaliera manca tutto quello che concerne il pre e post ricovero- commenta – il vulnus è evidente. Basti fare alcuni esempi e pensare che il servizio epidemiologico dell’Asl ha personale talmente ridotto da non poter neanche assicurare la parte burocratica delle prestazioni. La difficoltà della risposta ospedaliera alle emergenze e non solo, risiede tutta nelle mancanze della rete di medicina territoriale. E’ totalmente assente dalla discussione il distretto socio sanitario, che invece rappresenterebbe uno snodo importante tanto quanto i plessi ospedalieri perchè vede insieme tante professionalità. Una vera e propria forma di organizzazione sanitaria di supporto al territorio». Una riorganizzazione che non può non tener conto delle caratteristiche demografiche del territorio irpino che detiene il primato regionale, ed è agli ultimi posti di quello nazionale, per indice di invecchiamento della popolazione. Un dato che da solo basterebbe per individuare nell’assistenza extraospedaliera, la giusta cura per la sanità provinciale. Come fare però visto che si continua ad esportare competenze al Nord, a causa della mancanza di investimenti sul capitale umano nelle nostre aziende? Una proposta è quella di Cristofaro De Stefano, ginecologo esperto in fisiopatologia della riproduzione: «ci vuole uno scatto in avanti biomedicale sul territorio. Abbiamo centri di rilievo come Biogem, Crom e Cnr, uno degli esempi più brillanti della produzione farmaceutica come l’Altergon e una serie di poli della ricerca che se avessero la forza e la lungimiranza di consorziarsi, potrebbero essere la gamba su cui poggiare l’idea di un distretto di eccellenza in Irpinia. Bisogna avere la capacità di proiettarsi verso il futuro mettendo mano anche alla fantasia, per consentire alla nostra popolazione di godere della salute. La sanità campana deve interrogarsi su un piano che valorizzi il capitale umano, rinnovi il parco tecnologico e iniziare a discutere anche delle modalità di reclutamento del personale, altrimenti continueremo ad assistere al trionfare di alcune figure di medici e strutture sanitarie nel resto d’Italia, che sono caratterizzate da disponibilità economica e meccanismi di reclutamento di stampo privatistico». Un ripensamento del sistema sanitario che, in parte, è già presente nel Decreto Rilancio varato dal Governo Conte. Lo evidenzia Paolo Ricci, professore ordinario di Economia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. «Basta leggere i primi articoli per rendersi conto che diventa centrale, forse più sull’onda dell’emotività che della razionalità, il fronteggiamento dell’emergenza più che un diverso assetto dei sistemai regionali. Un po’ come accaduto in passato quando sul territorio provinciale sono state fatte battaglie più a difesa dei presidi ospedalieri che delle reti territoriali che invece, mai come adesso, devono tornare al centro della discussione. Qual è la domanda sanitaria in Irpinia? Quali sono le sue peculiarità? Sono questi i quesiti a cui rispondere per frenare una mobilità sanitaria in uscita, che diventa inevitabile se sul territorio i pazienti non trovano risposte». Una fase, quella attuale, che mette in luce un percorso di manomissione e sabotaggio della sanità pubblica in favore di quella privata, è l’analisi dell’ex parlamentare di Sinistra Italiana Giancarlo Giordano: «in Irpinia bisogna recuperare il concetto di sanità territoriale, potenziarlo, investirci, fino al punto di riavvicinare la struttura territoriale alle famiglie e all’assistenza pubblica. E’ il primo passo da compiere prima di affrontare una complessità di realtà e problemi.. Rabbrividisco nel pensare che l’Irpinia è stata, in proporzione al numero di abitanti e contagiati, la peggiore provincia del Sud Italia. Abbiamo visto all’opera un po’ di persone troppo piegate al padrone e poco alle necessità del territorio e della comunità. Ed è proprio questo che non deve più accadere».
